L'evoluzione del corpo e del cuore Il maestro Oki studiò in alcuni ashram di Yoga ma, disse lui in seguito, in quei luoghi poté approfondire soprattutto lo studio del sanscrito e delle radici storiche della cultura indiana. Per quel che riguarda lo Yoga, riteneva di non poterne trovare la vera essenza. Fece quindi esperienza di lunghi periodi di meditazione da solo nelle foreste indiane, digiunando e provando talvolta a nutrirsi solo di erbe selvatiche. Visse poi alcuni periodi con delle tribù isolate dal mondo civilizzato e ne studiò direttamente i comportamenti. Racconterà poi il maestro Oki nel suo libro "Meiso Yoga": "Quei popoli che ancora vivono in una condizione primitiva sembrano essere dei sempliciotti di fronte alle conoscenze sviluppate dagli uomini moderni, ma ho sentito in loro un profondo senso di gioia nonostante non abbiano sviluppato un accentuato livello di intellettualità. La gioia che risiede nell'origine della vita stessa sta nella capacità di manifestare equilibrio naturale. Questo l'ho percepito chiaramente nelle esperienze vissute insieme a loro, nella giungla indiana e dell'Amazzonia. Erano persone molto attive sebbene si cibassero con poco, si riposavano sempre dopo aver mangiato e alla sera ridevano, cantavano e danzavano tutti insieme: questo è un buon modo istintivo di liberarsi dallo stress, dalla stanchezza, dalla preoccupazione e dalla paura accumulate durante il giorno. Questa esperienza mi ha fatto comprendere quanta saggezza naturale hanno perso i popoli moderni e civilizzati, dimentichi della loro capacità istintiva di vivere semplicemente, secondo un equilibrio naturale, lontani dal sentire quel senso di felicità innato nella loro stessa vita". Fu in un villaggio della giungla indiana che, di notte, si sentì svegliare da qualcuno che, con grande agitazione, gli disse di stare attento, perché una tigre si stava aggirando fra le capanne. Pochi istanti dopo, nel buio e nel più completo silenzio, vide due grandi occhi chiari e luminosissimi che lo fissavano a pochi centimetri di distanza. Alcuni istanti di immobilità assoluta, poi l'animale sbuffò sul suo viso, si girò su se stesso e se ne andò. Al mattino tutta la tribù esaltava il grande coraggio dell'uomo che aveva sfidato, con il suo sguardo, lo sguardo della tigre;. "Ma io" raccontò in seguito il maestro Oki "non avevo sfidato la tigre col mio sguardo, la fissavo in quel modo semplicemente perché... ero paralizzato!". Questa era la sua umiltà, e anche la sua simpatia. Qualche tempo dopo, ancora nella giungla dell'India, durante un periodo di meditazione e di digiuno, incontrò di nuovo una tigre. Ma l'atteggiamento di calma e di fermezza che manifestò di fronte all'animale fu, in questo caso, consapevole. Anche stavolta la tigre, dopo un poco, se ne andò senza attaccarlo. Già in quegli anni il maestro Oki avvertì i segni di un disturbo che diagnosticò in seguito egli stesso come un cancro al duodeno. Si recò in Svezia e in America e la diagnosi venne confermata. "Il cancro" disse poi "fu un regalo importante che ebbi da Dio, poiché grazie ad esso potei decidere la direzione della mia vita: il servizio." Era sposato da circa dieci anni, quando un giorno chiamò sua moglie dal bagno. La stanza era piena di sangue dappertutto. "Perché non mi hai mai detto niente? Ti avrei potuto aiutare! " gli disse sua moglie spaventata. Proprio per quel motivo, per fare in modo che lei e le altre persone vicino non dovessero perdere il loro tempo preoccupandosi per lui, il maestro Oki non disse a nessuno della sua condizione. Da anni il maestro Oki stava dedicando tanto del suo impegno alla terapia, elaborando metodi originali, trattando centinaia di persone e curando casi anche gravissimi, ma non riusciva a guarire se stesso. "Perché, se sono così bravo a curare gli altri, non riesco a curare me stesso?" si ripeteva. Aveva provato su di sé tanti tipi di cura e di medicine che sugli altri funzionavano, ma non riusciva ad aver ragione della sua condizione, non riusciva a vincere il suo cancro e continuava ad avere per questo uno stato d'animo agitato. "Sto impegnandomi molto più di tutti gli altri," pensava "eppure non riesco a curarmi. Ognuno evidentemente è diverso e la mia vita sta chiedendo da me un altro modo di fare." Cambiò direzione al suo impegno, smise di prendere qualunque medicina e interruppe ogni trattamento finalizzato alla sua guarigione, per dedicarsi completamente agli altri. "Tutto quello che ho scoperto e studiato fino ad ora dovrò dedicarlo completamente agli altri, dimenticando me stesso e il mio desiderio di guarire. Pensavo che la mia mente fosse pura, mi sembrava finora di aver fatto servizio per gli altri, ma la vita sta insegnandomi che c'è ancora attaccamento dentro di me e che il servizio verso gli altri deve essere un impegno totale, incondizionato." Imparò allora a convivere con i sintomi della sua malattia, senza più rifiutarli, e diciotto anni più tardi il cancro sparì del tutto. Nel 1975 il maestro Oki andò in Corea per una conferenza internazionale e, poiché i giornali dando notizia della sua presenza, scrissero delle sue esperienze di vita, ricevette da un ospedale per lebbrosi l'invito a far loro una visita. Si diceva che quell'uomo facesse cose straordinarie e così lo invitarono con la speranza che quel "santo" potesse fare per loro qualcosa di miracoloso. Quell'ospedale sembrava una prigione: tutto ferro e cemento, e piccole finestre. Tutti avevano richieste da avanzare, tutti volevano da lui qualcosa: il maestro Oki chiese del tempo per meditare e si chiuse in una cameretta. "Io sono un medico, cosa posso fare per loro?" Poi comprese che stavano chiedono amore. "Che tipo di amore posso offrire? Come posso manifestarglielo?" Non aveva un piano d’azione, ma sentiva di dover fare comunque qualcosa. Uscì dalla stanza e cominciò ad abbracciarli e a baciarli, prese a baciare le loro piaghe e poi, in un trasporto sempre più grande, anche a succhiare il pus dalle loro ferite. Succhiava pus e lo sputava in terra poi, superando ogni dimensione logica cominciò a ingerirlo. Molti malati, scioccati davanti a tale esempio di compassione, cominciarono a urlare e a piangere, qualcuno prese a battere la testa contro il muro; erano come impazziti di fronte a questa offerta di amore. Incredibilmente, furono in molti a guarire dopo questo episodio. Dopo un paio d'anni, quelle stesse persone, ritornate a condurre una vita normale e piena di energia, fecero costruire un busto raffigurante il maestro Oki e lo invitarono a tornare nello stesso ospedale per una cerimonia di ringraziamento. Ma il maestro Oki si rifiutò di andare: "Il senso di quello che ho fatto non fu quello di farmi erigere una statua!" Home | Oki do Yoga | Meiso Shiatsu | Naturopatia Oki do | Destinazione Gioia | Albi | E.H.H.P. | Shudojo | Documentazione |





